3 - Talmud Babilonese

Il Talmud babilonese (Bavli) è meno antico del Talmud Palestinese (Yerushalmi), ma più completo. I 63 trattati di quest'opera enorme, vera enciclopedia del diritto religioso ebraico e testo fondamentale della formazione rabbinica, recano titoli come "Benedizioni", "Shabbat", "Capodanno", "Divorzi", "Giuramenti", "Sacrifici" e "Nidi di Uccelli". Nella mostra sono esposti frammenti del trattato Niddah, di cui il tema è l'interpretazione delle regole bibliche sull'impurità dovuta al ciclo mestruale della donna (Levitico 15,19-31).
Infine da ultimi, ma non certo per importanza, sono esposti nella mostra otto frammenti, per lo più fogli e alcuni mutili, che furono smembrati da un interessante manoscritto contenente il Talmud babilonese, copiato in Spagna nel sec. XIII e poi, per qualche vicenda di cui ci sfuggono i particolari, portato in Italia centrale dove fu usato come testo sacro e, alla fine, venne riusato per rilegare quattro volumi a stampa finiti nella Biblioteca del Dottorato dell'Università di Perugia. I frammenti del Talmud sono di grande importanza, sia per l'antichità, sia per il fatto che quest'opera è stata il libro ebraico più sistematicamente combattuto, confiscato e bruciato dalla Chiesa cattolica e dalla sua Inquisizione, al punto che di esso esiste un solo manoscritto completo, conservato a Monaco e copiato nel sec. XV, accanto ad altri pochi manoscritti parziali.

I fogli talmudici di Perugia appartengono allo stesso manoscritto talmudico attestato dai fogli rinvenuti a Bologna, presso l'Archivio di Stato, ed è interessante notare che la data di riuso dei fogli di Bologna è di due anno posteriore alla emanazione della bolla di papa Giulio III, del 1553, in cui si ordinava la confisca di tutti gli esemplari del Talmud a Roma, e la loro conseguente distruzione in un rogo che fu acceso a Campo de' Fiori il giorno del Capodanno ebraico, nel settembre del 1553. Il pontefice dopo aver eseguito il sequestro a Roma, invitò tutti i principi cristiani a seguire l'esempio romano e confische e roghi si susseguirono tragicamente in tutte le principali città italiane. Dunque, appare chiaro che questo splendido codice talmudico fu smembrato e in parte riusato in seguito alla sua confisca e condanna al rogo. Sappiamo che spesso i codici in pergamena venivano sottratti dai roghi perché il materiale membranaceo di cui erano fatti valeva molto e dalla loro vendita ai legatori some materiale da riuso poteva far guadagnare alcuni denari.
Anche i libri a stampa avvolti dai fogli fratelli di questo manoscritto trovati a Perugia, anche se pubblicati a Venezia nel 1550, furono rilegati successivamente al 1553, come era uso in quel periodo, a conferma del fatto che le confische conseguenti alla bolla papale menzionata fecero si che ci fosse una grande quantità di codici talmudici da bruciare, e, per nostra fortuna, qualche foglio sfuggi alle fiamme. Il fatto che lo stesso manoscritto abbia sparso i suoi disiecta membra a Bologna e Perugia dimostra, come avevo già segnalati più volte, che i rigattieri che vendevano pergamene manoscritte da riuso seguivano circuiti commerciali anche distanti fra loro. Si pensi che del più antico manoscritto finora scoperto, copiato in scrittura orientale del sec. X e contenente parte della Tosefta, sono stati rinvenuti frammenti riusati a Faenza e a Norcia.